DRONI E AREE IN DISSESTO IDROGEOLOGICO

Il rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia, elaborato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), riporta un quadro aggiornato sulla pericolosità per frane e alluvioni nel territorio nazionale. I dati mettono in evidenza che il 19.9% della superficie nazionale è a rischio frane e ben l’8.4% con pericolosità molto elevata o elevata.

Alle aree a rischio frana vanno aggiunte quelle a rischio alluvione che hanno una superficie del 23.4% di quella nazionale.

Mettendo assieme frane e alluvioni si ottiene la mappa seguente:

La superficie delle aree classificate a pericolosità da frana elevata o molto elevata e/o idraulica media ammonta complessivamente al 16,6% del territorio nazionale. Impressionante!

Un quadro generale come quello mostrato dal Rapporto ISPRA pone in evidenza come debbano essere messe in campo delle strategie di prevenzione e difesa efficaci. In questo ambito ritengo che i droni possano davvero offrire un valido aiuto. Si pensi, ad esempio, alla possibilità di effettuare dei sorvoli su zone pericolose dove è appena avvenuta una frana o si sospetta possa avvenire. Oppure affidarsi ai droni per controllare l’efficacia e lo stato di degrado di opere di consolidamento già realizzate. Spesso si tratta di zone la cui accessibilità è limitata a causa dell’elevata pendenza, della mancanza di strade o semplicemente perché le opere a verde realizzate stanno facendo bene il loro lavoro crescendo e moltiplicandosi. Uno sguardo dall’alto può sicuramente dare una mano. Il periodo migliore per i sopralluoghi, almeno qui dalle mie parti, in Trentino, è l’inizio della primavera. Gli alberi non hanno ancora le nuove foglie e durante l’inverno si sono completamente spogliati di quelle vecchie grazie alla neve ed al vento. Il suolo è libero dalla neve e le opere di difesa si vedono bene. Inoltre si possono vedere eventuali danni provocati da valanghe recenti o dai torrenti creati dal disgelo.

Nel video qui sotto vi porto in Val di Ledro (TN), nella Val Scaglia, dove il Servizio Bacini Montani della Provincia Autonoma di Trento ha realizzato delle opere di ripristino e difesa dalle frane. Si tratta di un versante che sta subendo una forte erosione ed i detriti vengono trasportati a valle dal torrente Assat fino al Lago di Ledro. Le opere realizzate sono volte a limitare questo fenomeno. Dal video sono ben visibili la canaletta principale al centro e quelle laterali a spina di pesce, nonché le palificate vive per il sostegno del terreno. Lungo il torrente sono state realizzate, in tempi non recenti, numerose briglie.

Dal video si capisce come, in pochi minuti, sia stato possibile visionare lo stato delle opere distribuite su un dislivello di oltre 250 m (130 verso l’alto e 120 verso il basso). Con una batteria del Phantom 4 Pro si riesce ad ispezionare una zona molto vasta, tuttavia sarebbe bene farsi dire prima, dai responsabili del progetto, le parti a cui bisogna dedicare maggior attenzione o addirittura farsi accompagnare. In questo caso è utile avere anche un doppio LCD.

In fase di programmazione dell’intervento si sarebbe potuto far ricorso alla fotogrammetria da drone rilevando la zona con una determinata cadenza temporale. In questo modo sarebbe stato possibile determinare il volume di detriti trasportati a valle nel periodo di tempo intercorso tra un rilevo e quello successivo.

Vi lascio alla visione del video e vi ricordo che mi trovate anche su Telegram (https://t.me/giampaoloberetta) dove ho aperto un canale nel quale vi parlo della mia attività e condivido informazioni (https://t.me/inggiampaoloberetta).

Ciao!

P.S. Le tabelle e le immagini di questo articolo sono tratte dalla sintesi del Rapporto ISPRA 2018.